Leggo su Repubblica on line che un simpatico pool di scienziati ha "creato" in Cina una mucca capace di produrre latte umano e che tra una decina d’anni il prodotto potrebbe essere immesso nei supermercati… Questo "coso" (il latte di mucca identico a quello di mamma) dovrebbe rappresentare un’alternativa all’allattamento al seno e al latte artificiale. Per fortuna qualcuno avanza dei dubbi sulla sicurezza del prodotto. Al di là di questo io mi permetto di avanzare (molti) dubbi sul senso e sull’eticità di una ricerca come questa. Invece di investire risorse e strumenti per sostenere senza se e senza ma l’allattamento al seno (come vorrebbero economia domestica, medicina e buon senso: in realtà le donne che non possono allattare sono davvero poche e per ovviare alle loro difficoltà la soluzione migliore sono le banche del latte) ci si inerpica su strade pseudo scientifiche che portano – guarda caso – a una sola meta: lo stravolgimento della natura e il business della grande distribuzione e delle aziende produttrici e, dunque, la dipendenza sempre maggiore di tutti noi da queste macrostrutture.
Dopo i Gas arrivano i Gat
I Gas (gruppi di acquisto solidali), almeno di fama, li conoscete tutti (e se invece non è così, non ditelo e correte subito ai ripari cliccando qui). Ma i Gat? C’è qualcuno che sa cosa siano? Io l’ho scoperto da poco e mi fa molto piacere condividere la scoperta. Si definisce Gat un gruppo di acquisto terreno a scopo "biologico". Ci si mette insieme, si uniscono le risorse materiali ed economiche e si compra un pezzo di terra, una cascina, un prato con lo scopo di dar vita a un’azienda bio o a un’attività di agriturismo. Può bastare anche una piccola somma Il Gat può, in un certo senso, essere considerato l’evoluzione imprenditoriale del Gas e un modo nuovo per investire il proprio denaro. La prima esperienza è stata fatta a Mantova. E adesso, a quanto pare, qualcosa si sta muovendo anche a Scansano (in provincia di Grosseto)…
Panettone senza sensi di colpa (almeno ecologici)
Siamo alla vigilia e sta (giustamente) per scattare il momento panettone libero che vuol dire godetevi il vostro dolce natalizio preferito (anche il pandoro va benissimo) senza sensi di colpa. Cercate però di mantenere anche in questo caso un certo savoir faire ecologico. Vale a dire: differenziate come si deve le confezioni. Ricordatevi di separare la plastica e i nastri dal cartoncino e di non gettare nel contenitore della carta tovaglioli e fogli unti o sporchi. Comieco, il Consorzio Nazionale riciclo carta e cartone, ricorda infatti che «se ogni italiano differenziasse correttamente, per esempio, una confezione di panettone, una di pandoro, una di torrone, due scatole di pasta, due giornali e due riviste, due sacchetti e la scatola di un giocattolo, si raccoglierebbero circa 120.000 tonnellate di carta e cartone. Sufficienti ad evitare la costruzione di un’intera discarica di medie dimensioni». Vi sembra poco?

ps: per abbattere ulteriormente i sensi di colpa e tutelare ancora meglio la vostra salute puntate sul panettone biologico, senza conservanti, aromi innaturali e schifezze aggiunte. Costa un po’ di più ma ne vale la pena!
Gomme al gusto wurstel
Guardate bene questa immagine. 
Pensate che davanti a voi ci sia un piccolo assortimento di wurstel in barattolo? Sbagliato! Le salsiccette rosa che state ammirando sono… gomme da masticare. Trash-food sotto forma di trash-food. Però è divertente e, una volta tanto, si può fare. Magari per uno scherzo-regalo (forse più adatto al Carnevale che a Natale, ma noi, si sa, cerchiamo sempre di guardare avanti). Anche il prezzo d’altra parte è contentuto: solo 4,99 $. Qualcuno sostiene di averle viste a N.Y. in un negozio della 23° strada, vicine a cerotti a forma di pancetta… In ogni caso, BUON NATALE!
W la diversità
Ci sono libri e I-phone in palio per chi partecipa al concorso ApertaMente, promosso dalla Fondazione Banco di Sicilia in partnership con Vodafone Italia. Rivolto a giovani scrittori e fotografi (minimo 14 anni, max 28) l’iniziativa ha come obiettivo la valorizzazione delle differenze. Cosa bisogna fare in concreto? Inviare un SMS o un MMS sul tema della “diversità” vista nelle sue diverse espressioni (linguistica, sociale, politica, culturale). Gli elaborati devono essere inviati a partire dal 10 settembre fino al 10 ottobre 2010.
Per info e regolamento (e soprattutto per sapere a quale numero inviare il vostro capolavoro) cliccate qui.
Un tweet per l’alfabetizzazione
Dopodomani, 8 settembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata per l’Alfabetizzazione, un appuntamento istituito dall’Unesco (nel lontano 1956) per ricordare alla comunità internazionale quanto sia importante, a livello globale, investire anche nell’educazione degli adulti. Le iniziative in cantiere sono tante e io ve ne segnalo una che mi sembra particolarmente originale e che è stata ideata dalla "strana coppia" Twitter + Room to Read. Quest’ultima è un’organizzazione non profit (si scrive non profit, no profit è un errore!!!!!!) che punta a incentivare la lettura nel mondo. Domani Twitter e Room to Read pubblicheranno un tweet illeggibile (per ricordare come qualsiasi frase oggi risulti incomprensibile ad almeno 776 milioni di persone al mondo: tutti gli adulti che non sanno leggere) e gli utenti proveranno a decodificarlo. Non è chiaro cosa vinca chi dovesse farcela, ma è chiaro che più persone parteciperanno più si riuscirà a portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione. La questione dell’alafabetizzazione degli adulti non è un tema lontano, come qualcuno potrebbe credere. Nel nostro Paese ci sono tanti analfabeti di ritorno e moltissimi lavoratori (italiani e stranieri) che desidererebbero ritornare (o arrivare per la prima volta) sui banchi. E i tagli alla scuola pubblica minacciano anche questa leggittima aspirazione.
Il gelato come una volta… Ma una volta quando?
Le gelaterie Grom, con le file dei clienti in attesa che si allungano sui marciapiedi e lo slogan "il gelato come una volta" stanno colonizzando l’italia e sono, come saprete sbarcate anche all’estero.
La vitamina necessaria di cui non si parla (quasi) mai
C’è una vitamina assolutamente fondamentale per la salute che però i media e le donne (soprattutto le più giovani, stando ai sondaggi) non tengono in grande considerazione: la vitamina D è necessaria per la calcificazione delle ossa, protegge il cuore e aiuta a prevenire il diabete e alcuni tumori. Di questo argomento parliamo diffusamente in un articolo che trovrete su Glamour di agosto. Leggendo uno studio elaborato dal Dipartimento di Immunologia dell’Università di Copenaghen ho scoperto però che la nostra ha un’ulteriore funzione: attiva le difese immunitarie contro le malattie infettive, come l’influenza. Ci sono insomma molte buone ragioni per non farsela mancare. Perché allora se ne parla così poco? La ragione è molto semplice: a differenza di altre vitamine, la D non si assume attraverso l’alimentazione nè, tanto meno, attraverso gli integratori. L’ organismo la sintetizza autonomamente grazie alla luce naturale: in altre parole, per assicurarsi il fabbisogno di questa sostanza, basta camminare per strada (possibilmente non imbacuccati) per una decina di minuti ogni giorno: non c’è bisogno di altro. Soprattutto non c’è bisogno di comprare nulla. Ciò significa che intorno a questo micronutriente non può esserci business. Ed ecco spiegato lo scarso interesse mediatico e il relativo basso livello di informazione.
Il bio (europeo) cambia look
Guardate bene questo logo e memorizzatelo. Dai primi di questo mese (luglio) sarà obbligatorio per i prodotti biologici prodotti all’interno dell’Unione Europea. In questo modo diventa più facile riconoscere il bio made in altri continenti e (è il mio consiglio) scartarlo. In questo non centra nulla il campanilismo. E’ solo una questione di buon senso e di sensibilità ambientale: un grappolo d’uva biologico proveniente dal Chile, per arrivare sulle nostre tavole, sarà stato con ogni probabilità raccolto acerbo, stoccato nei firgoriferi e fatto maturare lontano dalla pianta e, last but not least, per solcare gli oceani avrà prodotto tanta e tanta Co2. Il merito di essere nato bio si perde in mezzo a tanti evidenti demeriti… A concepire l’Eurofoglia (questo il nome proprio della foglia a stelle stilizzata) uno studente tedesco: Dusan Milenkovic.

Nasce l’Onu dell’usato
Si chiama ONU ma non ha nulla a che vedere con le Nazioni Unite. ONU è una rete formata dagli Operatori dell’Usato dei Mercati Storici e delle Pulci, della Strada e delle Fiere e vuole provare a rappresentare le centinaia (o forse migliaia) di persone che nel nostro Paese sono impegnate in questo settore, oggi più che mai al centro dell’attenzione. Il mercato dell’usato, infatti, non solo rappresenta una risorsa preziosissima in tempi di crisi, ma (come sappiamo) è anche ecologico e sostenibile. Nel manifesto dell’ONU (che sarà presentato ufficialmente dopodomani, ma che in rete è già visionabile) a proposito di questo settore si evidenzia anche un altro aspetto: esso “accoglie e reintegra le persone messe al margine che senza capitali da investire riescono ad avviare la loro piccola attività per vivere onestamente. È un settore fondato sulla microimpresa, e i soldi che riesce a generare vanno direttamente in tasca alle famiglie”. Ci sono dunque molte buone ragioni per sostenere l’usato. Dal canto suo, questo deve offrire delle garanzie etiche (talvolta infatti l’usato è…rubato!). E la rete ONU chiede ai suoi aderenti un impegno preciso in questo senso, a garanzia dell’acquirente. Se volte saperne di più, andate alla presentazione. Appuntamento alle ore 11 presso la Sala Conferenze della Cittá dell’Altraeconomia (ex Mattatoio di Testaccio) a Roma.
















